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mercoledì 28 novembre 2012

Una gradevole e felice serata? A tavola con Bacco

Bacco è uno dei nomi del dio greco Diòniso, dio dell’ebbrezza e del vino, figlio di Zeus e di Semele. Giunone per liberarsi della rivale e del figlio che portava in grembo la invitò ad osservare il re dell’Olimpo in tutta la sua potenza: la donna seguendo ingenuamente quel suggerimento morì fulminata.  Per salvarle almeno il figlio, Giove glielo strappò dal grembo e se lo cucì nella coscia mantenendolo così fino alla nascita.  In seguito venne affidato a Ermes che lo condusse sul Monte Nisa; qui visse in una grotta ricoperta di piante di vite selvatica, educato da Sileno e rallegrato dalla costante compagnia delle Ninfe.
 
 
 
 
E fu proprio lì, in quell'oasi rigogliosa e beata che Diòniso, ormai giovinetto, divenne involontario artefice della mitica bevanda: il vino. Un giorno d'estate, mentre si riposava al fresco nella grotta delle Ninfe, completamente ricoperta dai tralci delle viti che crescevano spontanee tutt'attorno, si mise a trastullarsi con i grappoli d'uva piluccandone gli acini e spremendone il succo in una tazza d'oro. Il gradevole profumo era così invitante che bevve quel liquido rosseggiante e spumoso: il suo corpo stanco si sentì subito percorso da uno slancio vigoroso e vitale.
 
 
 
 
 
 
 Anche le belle Ninfe, i selvaggi Satiri sorseggiarono l'eccezionale bevanda ed invasi da un'eccitante ebbrezza, si misero a ballare e a correre nei dintorni. Valli e boschi risuonarono dei canti e delle grida gioiose dei compagni di Dioniso. Una certa quantità della bevanda misteriosa fu lasciata nei nappi, ignorando che proprio in quella rimanenza si elaborava la seconda fase del miracolo: la fermentazione. Diòniso e gli altri si accorsero così che quanto più si lasciava "riposare" il nettare nel recipiente, tanto più esso risultava gagliardo e ammaliatore.
 
 
 
 
 
Il miracolo si era compiuto  grotta ed il divino giovinetto aveva creato uno splendido dono, una straordinaria bevanda: il vino.  Subito corse a farlo assaporare non solo agli dei, ma a tutta l'umanità, accompagnato dal vecchio satiro Sileno, percorrendo trionfante sul suo carro adornato di tralci, trainato dalle due inseparabili tigri, le infinite vie del mondo. La gente accorreva e così apprendeva dal giovane dio, bello e maestoso più di un principe, l'arte di produrre il vino e di scoprire le sue straordinarie proprietà.
 
 
 
Ditemi ora, o Muse che avete casa sull’Olimpo,/ quanti beni Dioniso ha portato qua agli uomini/ dal giorno in cui ha cominciato a navigare/ sul mare colore del vino con la nave nera…Dall’Egitto ha portato vele da appendere alle navi/ e papiri, dalla Siria l’incenso./…La Fenicia offre il frutto della palma e farina sottile,/ Cartagine tappeti e cuscini variopinti…

 

 

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